Allattamento,10 errori da evitare

-
13/01/2017

Allattamento,10 errori da evitare

Allattamento,10 errori da evitare in questa importantissima e delicata fase che vede come protagonisti mamma e neonato. Nella maggior parte dei casi l’allattamento inizia e procede come da manuale, ma può capitare che si siano problemi legati al dolore, al latte che non scende o al bambino che si attacca male. Ecco allora che vi proponiamo una miniguida facile sull’allattamento, errori da evitare nella fase iniziale di questa fase, così da creare un ottimo legame con il proprio bambino e far si che l’allattamento proceda naturalmente.

  1. Non perdere la pazienza

Ogni neonato è diverso dall’altro ed è quindi importante imparare a conoscere le esigenze del proprio bambino. Non esistono regole rigide su come attaccare il bambino al seno, anche se la conoscenza di alcune tecniche può risultare utile. Durante l’allattamento si possono adottare posizioni diverse, l’ importante è che la mamma sia comoda e rilassata e che il bambino sia ben sostenuto e tranquillo.

  1. Non avvilirsi

Non bisogna assolutamente avvilirsi credendo che non si potrà mai allattare, magari perché la propria mamma a sua tempo non aveva potuto allattare. Nella stragrande maggioranza dei casi le mamme che ‘non hanno latte’, sono solo vittime di scarsa informazione. Imparando a conoscere il proprio bambino, ad esempio alcuni durante le poppate sono più energici ed altri meno, sarà possibile allattare con estrema tranquillità.


Leggi anche: Viaggiare da sole: 10 errori da evitare

  1. Non uscire da casa per evitare situazioni d’imbarazzo

L’allattamento è un gesto del tutto naturale e rifiutarsi di uscire di casa o di incontrare persone, renderà la neo mamma solo più schiva. Se allattare davanti ad altre persone crea imbarazzo è sempre possibile rifugiarsi in una stanzetta, se disponibile o coprire il seno con una coperta, in commercio ci sono panni morbidi creati appositamente per questo scopo.

  1. Non coinvolgere il partner

Fermo restando che l’allattamento è ovviamente una prerogativa della mamma per ovvi motivi, non bisogna escludere completamente il partner da questa esperienza. Magari sarebbe bello che il papà lo potesse cullare dopo la poppata, così la mamma avrà un pò di tempo da dedicare a sé.

  1. Guardare l’orologio

Fino a qualche tempo fa la regola era la seguente, allattare ogni due ore e mezza o tre, ma questa regola è oggi adeguata solo per chi segue l’alimentazione con il latte artificiale. Il latte materno infatti, è perfettamente digeribile, per cui il bimbo lo assimila in tempi brevi Chi allatta al seno non ha bisogno dell’orologio, perché sarà il bambino stesso a far capire quando è il momento della poppata! Può capitare nel corso dell’ultima poppata ad esempio, che il bimbo abbia assunto del latte particolarmente ricco di lattosio, quindi più leggero e assimilabile e che dopo mezz’ora abbia già digerito ed abbia di nuovo fame. Se la mamma, non lo attaccherà nuovamente al seno perché deve attendere il famoso intervallo, farà solo sopportare il disagio della fame al bebè. Solo il bimbo sa quando il suo stomaco è vuoto. Il bebè inoltre, può cercare il seno anche perché ha sete o perché ha bisogno di consolazione.


Potrebbe interessarti: I 5 errori più comuni dei ventenni

  1. Pesarlo dopo ogni poppata

Anche questa abitudine, di pesarlo prima e dopo ogni poppata, un tempo era la regola che poi è stata abbandonata perché il latte e la sua composizione cambia nel corso della giornata. Può infatti capitare che nel corso di una poppata il bebè abbia ricevuto pochi grammi di un latte molto grasso e nutriente. In questo caso l’ago della bilancia non salirebbe, ma in realtà il bambino ha ricevuto un pasto adeguato. Per capire se il piccolo riceve abbastanza latte c’è un metodo semplice ed infallibile, controllare e contare i pannolini. Il bebè deve fare la pipì almeno 6/8 volte al giorno e devono essere presenti feci, 2-4 scariche nell’arco delle 24 ore. La mamma dovrà però pesare il bambino una volta a settimana per valutare il suo accrescimento ponderale.

  1. Ignorare il dolore al seno

Se il seno fa tanto male bisogna andare subito dal medico e non sottovalutare il dolore. Le ragadi sono tra le principali cause di abbandono dell’allattamento al seno. Allattare non dovrebbe essere doloroso e la formazione di ragadi è in genere il segnale che qualcosa non va. A causare il problema probabilmente, è uno scorretto attacco al seno, forse il bebè prende in bocca solo il capezzolo anziché buona parte dell’areola. Per alleviare il dolore si può mettere sul seno qualche goccia del latte materno che ha proprietà antibatteriche e cicatrizzanti ed evitare per alcuni giorni le coppette assorbi latte, che creano un ambiente caldo-umido e rallentano la guarigione. Si possono poi utilizzare i paracapezzoli o si può evitare di attaccare il bebè al seno più dolente per qualche giorno. Per svuotare il seno in quest’ultimo caso, si può ricorrere a un tiralatte. Se il dolore è molto intenso, meglio contattare una figura esperta in allattamento per ricevere dei suggerimenti mirati.

  1. Lasciarsi sopraffare ed offrire l’aggiunta

La stanchezza o il timore che il proprio latte non sia abbastanza, possono portare la mamma a cedere all’aggiunta, soprattutto nella fase iniziale dell’allattamento. Ricordarsi che, più il bebè succhia, ovvero svuota il seno, più latte l’organismo materno produce per rispondere ai bisogni del bambino. Introducendo un’aggiunta si rompe questo equilibrio. Quindi se la neomamma ha l’impressione che il piccolo sia poco soddisfatto, basterà attaccarlo al seno più spesso e in pochi giorni la produzione si adeguerà ai nuovi fabbisogni del bimbo. Se si decide di procedere con l’aggiunta si andrà ad interferire con il naturale meccanismo di domanda e offerta che regola la produzione di latte. Inserire l’aggiunta potrebbe interrompere tale meccanismo e portare ad una conclusione prematura dell’allattamento stesso. In assenza di una precisa indicazione medica è quindi preferibile non offrire al bambino alcun liquido alternativo.

  1. Lasciarsi influenzare dai familiari o amici

Spesso e volentieri familiari e amici, si sentono in dovere di elargire consigli sull’allattamento e su come procedere in caso di problemi ed altrettanto spesso questi consigli rischiano solo di creare confusione ed incertezze. Solo la mamma sa e decide cosa è meglio per il proprio bambino, quindi non bisogna avere il timore di essere sinceri con le persone!

  1. Smettere di allattare una volta rientrate a lavoro

Se si deve rientrare al lavoro non necessariamente occorre smettere di allattare e diminuire la produzione di latte. Il latte materno è un nutrimento completo per il bambino ed è opportuno continuare finché si può. In questi casi è bene sapere che è possibile allattare anche se non direttamente: è possibile raccogliere il latte e addirittura congelarlo in contenitori monodose, per poi utilizzarlo in caso di necessità.


Leggi anche: L’allattamento, il momento più intimo per ogni mamma