I benefici di un padre presente

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10/01/2017

I benefici di un padre presente

I benefici di un padre presente sono tanti e tutti con forte impatto positivo, i cui effetti nel lungo periodo si riscontrano in vari campi, dai problemi attitudinali a quelli economici. Oggi più che mai i bambini hanno bisogno della presenza e della guida del padre ed i padri lo sanno, visto che sono aumentati i papà che cambiano pannolini, preparano le pappe e leggono le favole della buona notte.

Rob Palkovitz, professore dell’Università del Delaware, dedica un capitolo del suo libro Why Fathers Count: The Importance of Fathers and Their Involvement with Children, al tema del passaggio dell’uomo verso lo status paterno. Gli uomini diventano padri in un senso biologico, ma non sempre eseguono quegli aggiustamenti psicologici e comportamentali necessari ad assumere pienamente il loro ruolo. L’essere padre, spiega Palkovitz, comporta una serie di responsabilità diverse da quelle del marito e richiede degli impegni ulteriori. Questo cambiamento ha degli effetti sulle priorità, le scelte e il comportamento nella vita quotidiana.

È un processo che richiede del tempo. Essere padre è un ruolo che gli uomini maturano crescendo. La transizione verso la paternità è un momento di grande svolta nella vita di un uomo. Se l’uomo è disposto ad entrare in questo rapporto con i figli, diventa uno dei cambiamenti più grandi nella sua vita e nel suo sviluppo come persona.


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Da molti anni gli studi scientifici si sono concentrati sull’importanza ed i benefici che la presenza di un padre ha sullo sviluppo e la crescita di un bambino ed oggi è arrivata finalmente la conferma. Ad affermarlo sono quattro ricercatori, che hanno pubblicato i risultati di una interessante analisi, su tutta la letteratura disponibile sull’argomento fino al 2007. Analisi pubblicata sulla rivista scandinava Acta Paediatrica.

Lo studio ed il coinvolgimento paterno

Gli studi hanno riguardato circa 22.300 minori di età variabile. L’elemento monitorato è stato il “coinvolgimento paterno”. Per coinvolgimento paterno si sono intese queste tre condizioni:

  1. convivenza del padre nella casa in cui vive il figlio;
  2. partecipazione ad attività divertenti, stimolanti, affettive (gioco, lettura, addormentamento, esplorazione sociale);
  3. responsabilità e funzioni di cura (garantire una qualità di vita al figlio attraverso l’attività lavorativa e garantire al bambino tutte le cure mediche e l’assistenza necessaria nei momenti di bisogno).

Il risultato

 I risultati sono stati abbastanza scontati o comunque hanno messo in evidenza l’importanza della presenza del papà. Condividere il proprio tempo, le proprie attività, i propri pensieri e il proprio essere ha significato per i bambini ricevere un sostegno costante percepito come un qualcosa di solido e duraturo. Dalla ricerca è emerso che il coinvolgimento paterno nella vita di un figlio diminuisce i problemi comportamentali in adolescenza, migliora il funzionamento sociale/relazionale sia durante l’infanzia che durante l’adolescenza; garantisce un miglior successo scolastico. Tale atteggiamento è evidente soprattutto nei maschi e dove è presente un padre con un comportamento poco autoritario.

Nelle famiglie senza disagio economico la convivenza con un padre coinvolto, riduce in modo significativo i problemi comportamentali nei primi anni di frequenza scolastica. Un elevato coinvolgimento del padre in famiglie povere, invece, diminuisce la frequenza dei comportamenti antisociali durante l’adolescenza. Per adolescenti che già hanno manifestato intensi livelli di comportamento antisociale, un alto coinvolgimento paterno, gioca da fattore protettivo nei successivi 1-2 anni.


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In sintesi lo studio pubblicato conferma che il coinvolgimento paterno riduce la frequenza di problemi comportamentali nei maschi e problemi di ordine emotivo-psicologico nelle adolescenti e nelle giovani donne. Inoltre rinforza lo sviluppo cognitivo e riduce i comportamenti antisociali su tutto l’arco dell’età evolutiva. In poche parole ed in maniera molto semplice si può quindi affermare che la presenza di un padre molto coinvolto, fa la differenza nello sviluppo comportamentale del bambino.

Il ruolo del papà oggi

I papà di oggi possono finalmente dichiarare di essere diversi ed emancipati rispetto a quelle figure di padre padrone o marito maschilista delle generazioni precedenti. Oggi i papà prendono parte alle cure parentali, un tempo di competenza solo delle madri, e sono liberi di essere presenti e prendersi cura dei loro piccoli, un investimento di tempo che permette di sviluppare delle relazioni molto profonde con i figli.

Nelle famiglie mononucleare di oggi, molto diverse dal modello di famiglia numerosa di tanti anni fa, il papà è diventato fondamentale per garantire un corretto sviluppo del piccolo, non più compensato, in caso di assenza del padre, dalla presenza di uno o due fratelli o di cugini e zii.

Nella famiglia di oggi  «La madre non può soddisfare e cogliere tutte le esigenze dal bambino» spiega la professoressa Paola Venuti, docente di Psicologia dinamica e Psicopatologia clinica dell’Università di Trento, dove dirige il Laboratorio di Osservazione, Diagnosi e Formazione, che ricorda come una eventuale relazione disfunzionale o non adeguata con la madre può venir compensata dalle altre relazioni instaurate dal bambino che cresce. Inoltre, «madre e padre valutano tendenzialmente caratteristiche diverse nel bambino che quindi, in presenza di entrambi, ha maggiori opportunità di venire apprezzato per le sue tante qualità e di veder rinforzate tutte le sue competenze, di lettura e scrittura, capacità sportive, interessi extra scolastici, abilità a svolgere attività outdoor, nessuna esclusa».

Il papà terapeutico

Non solo importante con la sua presenza per lo sviluppo comportamentale del bambino, ma anche papà terapeutico. Secondo un meccanismo che gli esperti definiscono apprendimento prossimale, studiato per la prima volta dal russo Leg Vygotskji, uno degli atteggiamenti più tipici nell’educazione impartita dalla mamma, è quello di sollecitare il proprio figlio ad andare sempre un pò più in là e ad affrontare problemi sempre di un livello superiore rispetto a quelli che il bambino è già in grado di risolvere.

I padri invece che giocano alla pari con i figli.  Questo modo di giocare alla pari, è un aspetto molto positivo per i bambini con disturbo dello spettro autistico o ritardo mentale, che non riescono a seguire le indicazioni e i suggerimenti della madre che va troppo avanti, con la conseguenza che la comunicazione tra mamma e figlio finisce per interrompersi, finché alla madre non viene insegnato che cosa fare. Il comportamento naturale e alla pari del padre, permette invece un’interazione lenta e prolungata, interazione di cui il bambino con problemi può beneficiare.