Filastrocche per bambini: come tramandare le tradizioni

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13/01/2017

Filastrocche per bambini: come tramandare le tradizioni

Le filastrocche oggi giorno sono sempre più in disuso. la colpa è di questa generazione sempre più connessa e sempre meno attenta al tramandare le tradizioni. Io mi ricordo con una gioia infinita le sere in cui il mio nonno mi metteva sulle ginocchia e mi raccontava le storie e le filastrocche. E non me ne sono mai dimenticata una, magari non mi tornano alla mente lì per lì, ma poi basta sentire l’attacco che escono fuori di getto senza fare alcuna fatica nel ricordare le parole. Dalle storie del Decamerone tipo Chichibio e le Gru alla Vispa Teresa. Sono quei ricordi che lasciano un segno, che formano e completano la persona e che vi legheranno per sempre ai vostri bambini.

Raccontare ed insegnare le filastrocche è un memento speciale di unione e di gioco educativo tra voi e il bambino. Un momento magico che una volta sperimentato un bimbo non vuole perdere più.

I bambini già da piccolissimi hanno una memoria eccezionale, non è un caso che all asilo imparino velocemente tutte le canzoncine.

Ecco una selezione di filastrocche adatte ai bambini piccoli che meritano di essere imparate, condivise e trasmesse. Buon divertimento…

Le favole a rovescio di di Gianni Rodari 

C’era una volta
un povero lupacchiotto,
che portava alla nonna
la cena in un fagotto.
E in mezzo al bosco
dov’è più fosco
incappò nel terribile
Cappuccetto Rosso,
armato di trombone
come il brigante Gasparone…
Quel che successe poi,
indovinatelo voi.
Qualche volta le favole
succedono all’incontrario
e allora è un disastro:
Biancaneve bastona sulla testa
i nani della foresta,
la Bella Addormentata non si addormenta,
il Principe sposa
una brutta sorellastra,
la matrigna tutta contenta,
e la povera Cenerentola
resta zitella e fa
la guardia alla pentola.


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Chiccolino dove stai?

Chiccolino dove stai?
Sotto terra, non lo sai?
E là sotto non fai nulla?
Dormo dentro la mia culla.
Dormi sempre, ma perché?
Voglio crescer come te!
E se tanto crescerai
Chiccolino che farai?
Tanti chicchi ti darò
fresco pane diverrò

La vispa Teresa

La vispa Teresa
avea tra l’erbetta
a volo sorpresa
gentil farfalletta.
E tutta giuliva
stringendola viva
gridava, gridava:
“L’ho presa! L’ho presa!”
A lei supplicando
l’afflitta gridò:
“ Vivendo volando,
che male ti fo?
Tu sì mi fai male
Stringendomi l’ale.
Deh, lasciami, anch’io
Son figlia di Dio”.
Confusa, pentita,
Teresa arrossì.
Dischiuse le dita
E quella fuggì.

La settimana

Lunedì chiusin chiusino, martedì bucò l’ovino,  sgusciò fuori mercoledì, pio pio fece giovedì, venerdì saltò un pochino, beccò sabato un granino, la domenica mattina aveva già la sua crestina.

Per colpa di un accento

Per colpa di un accento
un tale di Santhià
credeva d’essere alla meta
ed era appena a metà.

Per analogo errore
un contadino a Rho
tentava invano di cogliere
le pere da un però.

Non parliamo del dolore
di un signore di Corfù
quando, senza più accento,
il suo cucu non cantò più.

Ambarabà ciccì coccò

Ambarabà ciccì coccò,
tre civette sul comò,
che facevano l’amore
con la figlia del dottore;
il dottore si ammalò:
ambarabà ciccì coccò!

Trenta dì conta novembre

Trenta dì conta novembre
con april, giugno e settembre.
Di ventotto ce n’è uno,
tutti gli altri ne han trentuno.

Cavallino arrì arrò

Cavallino arrì arrò
piglia la biada che ti do,
prendi i ferri che ti metto
per andare a San Francesco.
San Francesco è sulla via
per andare alla Badia;
alla Badia ci sta un frate
che prepara le frittate;
le frittate non son cotte,
mangeremo le ricotte;
le ricotte son salate,
mangeremo le frittate!


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