Partite Iva: una nuova legge riconosce maternità, malattia e riposi

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22/05/2017

Partite Iva: una nuova legge riconosce maternità, malattia e riposi grazie al cosidetto Jobs Act degli autonomi che riconosce maternità, malattia e altre forme di tutela.

Lo Statuto per le partite Iva definisce alcuni diritti di base ed amplia le misure di welfare, oltre a favorire la mobilità e incentivare fiscalmente l’accesso alla formazione continua, dopo anni di palleggio tra Camera e Senato, è arrivato ora, dopo il sì della Camera (con 256 sì, 10 no e 102 astenuti), la discussione sullo Statuto del lavoro autonomo è finalmente pronta per gli ultimi ritocchi e per il passaggio finale in Senato, prima dell’entrata in vigore che a questo punto sembra possibile già per il 2017.

Ora gli accordi tra impresa e lavoratore autonomo dovranno essere più disciplinati, con le indicazioni dei tempi di riposo, il famoso diritto alla disconnessione. In più, un’altra specifica: i compensi dovranno essere gli stessi dei lavoratori interni all’azienda che svolgono le stesse mansioni richieste.

Ma la legge fa un altro grande passo avanti per quanto riguarda malattia, infortunio e gravidanza: in questi casi, chi svolge un’attività continuativa per un committente può essere più garantito. Per esempio, in caso di maternità, la lavoratrice autonoma, icritta alla gestione separata, può continuare a fatturare percependo l’indennità e, in più, la lavoratrice potrà concordare di essere sostituita da una persona di fiducia in possesso dei requisiti professionali richiesti.


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In caso, invece, il lavoratore fosse costretto a interrompere per infortunio o malattia un suo rapporto di collaborazione per più di 60 giorni potrà interrompere il versamento dei contributi e dei premi assicurativi per un massimo di due anni. In più, per i professionisti con patologie oncologiche sarà possibile vedersi riconosciuti i periodi di assenza dal’attività lavorativa alla pari della degenza ospedaliera dal punto di vista economico.

Più garanzie, poi, sui ritardi nei pagamenti da parte del committente. Il lavoratore autonomo avrà la possibilità di dedurre il 100% degli oneri dovuti in caso di assicurazione per il mancato pagamento da parte del committente. Al tempo stesso tutte le clausole che prevedono il pagamento dopo il 60 giorni vengono considerate abusive. Infine, non ci saranno possibilità per i committenti di modificare unilateralmente le condizioni dei contratti. Più in generale i primi articoli tendono a mitigare l’asimmetria dei rapporti di forza tra committente e free lance e di conseguenza vietano al primo di recedere dal contratto senza preavviso e lo obbligano, su richiesta, a mettere nero su bianco le condizioni di ingaggio.

Deduzioni per le spese legate alla formazione. Chi parteciperà a corsi di formazione e aggiornamento professionale, master, congressi, seminari, work shop, potrà dedurre le spese per un massimo di diecimila euro all’anno.

Introduzione dello smart working. Per la prima volta viene introdotto lo smart working, inquadrato come modalità di “lavoro agile” attraverso il ricorso a tecnologie digitali. Il rapporto di lavoro tra datore e professionista dovrà contemplare il cosiddetto tempo di disconnessione, ovvero del riposo del lavoratore, svolto in parte all’interno in parte all’esterno dell’azienda. Non solo: ai lavoratori “agili” dovrà essere riconosciuto un compenso economico pari a quello percepito dai colleghi che lavorano all’interno dell’impresa e inquadrati in contratti collettivi.


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Con l’entrata in vigore del Jobs Act autonomi 2017 novità di non poco conto è la previsione di inserire nei Centri per l’Impiego uno sportello dedicato proprio ai lavoratori titolari di partita Iva, per garantire maggior incontro tra domanda e offerta e fornire le indicazioni per la partecipazione ad appalti pubblici e concorsi.

Inoltre è stato istituito un tavolo permanente presso il Ministero del lavoro in cui proseguirà il confronto con le rappresentanze del lavoro professionale, per affrontare i problemi ancora irrisolti.

Nessun riferimento, invece, alle spese di viaggio e soggiorno che si ritiene debbano ancora seguire le classiche regole di deducibilità fiscale (75% di deducibilità fino al tetto del 2% di compensi per le spese di soggiorno; limiti dipendenti dal mezzo di trasporto e dall’utilizzatore per le spese di viaggio).