Ritorno al passato con i beduini della Giordania

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24/05/2015

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Centinaia di anni fa le tribu nomadi erravano per i deserti arabi e siriani. Con tende e cammelli, erano considerati i mercanti del deserto, agendo sulle vie del commercio e barattando il bestiame. Con l’andare del tempo  si convertirono all’Islam e alcune si stabilirono nei villaggi. Oggigiorno la maggior parte possiede un cellulare, anche se in questo angolo della Riserva Naturale del Dana nel deserto della Giordania meridionale, non molto è cambiato eccetto i trasporti.

Suleiman Hassasseen, 26 anni, aiuta a gestire il Lodge Feyan Eco, un albergo eco-sostenibile nella Riserva di Dana che utilizza l’energia solare, il riscaldamento solare e la composta per ridurne l’impatto ambientale.
Mentre lui e la sua famiglia provvedono ai visitatori che provengono dai vicini siti archeologici vecchi di almeno 12.000 anni o dalle escursioni naturalistiche, Suleiman vive ancora come i suoi antenati all’inizio del secolo
scorso.


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A circa un miglio dal lodge si trova la tenda di famiglia di Suleiman, intessuta da sua madre e composta da coperte di lana e lenzuola di plastica. Vicino c’è una tenda più piccola che ospita la seconda moglie del padre. Intorno
alle tende vi sono piume per le capre e le pecore, che Suleiman e la sua famiglia raggruppano in gregge nelle vicine montagne ogni giorno e due camioncini, unica testimonianza di modernità.

“Ci trasferiamo due volte l’anno con il mutare delle stagioni,” dice Suleiman.”In estate andiamo all’ombra delle montagne e in inverno cerchiamo riparo dal vento.”

L’interno della tenda è divisa in due parti principali. Una parte (dov’ero io) è l’area più importante dove gli uomini ricevono gli ospiti e dormono la notte. L’altra è per le donne, che sono rimaste nascoste per tutto il tempo
della mia permanenza.

“Le donne non escono se non con la famiglia” ha spiegato Suleiman.

“Così non mi è dato di stare qui ?” ho chiesto.

“No, lei è un ospite.”

Rimasi ancora un pò confusa ma attribuii ciò al fatto che in molti paesi e culture arabe, le donne occidentali vengono socialmente trattate al pari degli uomini.

Siamo stati raggiunti dal padre di Suleiman, Mohammad Hassasseen (che preferisce essere chiamato Abu Khalil) e che si è offerto di fare il pane e il caffè.

“Quando siamo in giro con le capre, a volte per giorni, facciamo il pane che ci sfama per tutto il tempo,” spiega Suleiman mentre Abu Khalil impasta la matassa prima di metterla sulla cenere vicino al focolare. Coperto di cenere e tizzoni, ci sedemmo di nuovo e 15 minuti dopo il pane era pronto.


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“Ora chiamiamo i vicini per il caffè,” disse Suleiman, portando un vassoio di ottone e un gong.

“Ma che succede se tutti vi sentono?” chiesi, un pò preoccupata, poiché il caffé è una derrata piuttosto cara nel deserto.

“Chi sente arriva,” disse.

“E se i vicini non vi piacciono?”

“Questo non succede perché li scegliamo molto attentamente.”

Grazie al cielo solo un uomo si è fatto vedere. Infatti le tende erano molto lontane le une dalle altre e, essendo mezzogiorno, molti erano nei lodge o occupati al pascolo sulle montagne.

La cosa più bella di tutte, oltre all’ospitalità e alla conoscenza di tanta gente diversa da me, era che Suleiman, suo padre e i loro vicini parlavano gli uni con gli altri. Nessuno portava il cellulare. Non c’era TV (o elettricità) o iPad. E…mi venivano in mente le riunioni familiari quando ero una ragazzina. Prima di diventare tutti così tecnologici…